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Pagina dedicata alle news dell'Avvocato Nicola Ricciardi, coautore del libro Ruolo e ingiunzione fiscale.

IMU, come agire in autotutela

Posted on March 15 2016 by Avvocato Nicola Ricciardi in Nicola Ricciardi, IMU autotutela

IMU, come agire in autotutela

Come si determina la base imponibile dei fabbricati ai fini dell’IMU? Questa domanda richiede una risposta che solo gli esperti possono fornire, per questo è utile l'approfondimento realizzato da Nicola Ricciardi, avvocato che si occupa da anni di diritto tributario e fiscalità.

 

Ricciardi nota, infatti, che si deve considerare la rendita catastale al 1° gennaio di ciascun anno, a condizione che l’immobile non abbia subito variazioni nel corso dell’anno; dal 1° gennaio 2000, in base al comma 1, art. 74 della legge 21/11/2000, n. 342, “gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, a cura dell'ufficio del territorio competente, ai soggetti intestatari della partita”.

 

Qui riportiamo quanto contenuto nella Circolare del 13 marzo 2001, n.4/FL del Ministero delle Finanze – Direzione Centrale per la Fiscalità locale, che ha per oggetto i chiarimenti  in  ordine  alle  disposizioni relative all'imposta comunale sugli  immobili  (ICI)  introdotte dalla  legge 21 novembre 2000, n. 342.

 

La disposizione   in   esame  stabilisce,  in  sostanza,  l'inefficacia giuridica  degli  atti  attributivi  o  modificativi  delle  rendite catastali sino  a  quando  queste ultime non siano ritualmente notificate. Dalla data di notificazione  decorre  il  termine  di  60  giorni  per  la  proposizione del ricorso  avverso  l'attribuzione  della  rendita catastale, ai sensi dell'art. 2,  comma 3, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.

Al riguardo  va  osservato che la procedura della notificazione imposta dall'art.  74  non  è  senza  rilievo  ai  fini  processuali,  in quanto può legittimamente  proporre    ricorso   avanti   alle   commissioni   tributarie solamente  il  possessore  degli  immobili  e non l'intestatario della partita catastale  che può essere un soggetto diverso dal primo.

I problemi  derivanti  dalla  non  coincidenza  tra questi due soggetti possono  essere  risolti  dall'art.  6  della  legge  27  luglio 2000, n. 212, recante  "Disposizioni  in  materia  di statuto dei diritti del contribuente", che  prevede   l'obbligo   da  parte  dell'amministrazione  di  assicurare  al contribuente  l'effettiva  conoscenza  degli  atti  a lui destinati.

 

Pertanto, al  fine  di  garantire al contribuente il diritto alla difesa, occorre che la notificazione  venga  effettuata  anche  a  colui che ha il possesso del bene, in  quanto  risulta  essere  il soggetto direttamente interessato ad impugnare gli  atti in questione. Secondo quanto  stabilito  dall'art.  74  in  esame,  poiché  gli atti attributivi  o  modificativi  delle  rendite  catastali  acquistano  rilevanza giuridica  solo   dal   momento   in   cui  queste  ultime  siano  ritualmente notificate,  ne  consegue  che il comune, a decorrere dal 1 gennaio 2000, fino alla  data    dell'avvenuta    notificazione    della    rendita,   non   può legittimamente  richiedere al soggetto passivo dell'ICI: 

-   l'imposta   relativa   alle  annualità precedenti  alla  notificazione, risultante  dalla  differenza  tra  quanto  versato  dal  contribuente  e  quanto  dovuto  in  base  alla  rendita  attribuita; ciò perché questa,      avendo  valore  solo  dalla  data  della notificazione, risulta essere un      dato  giuridicamente  inesistente  fino a quando non legalmente resa nota      all'interessato; 

-   le   sanzioni,   poiché  nessuna  violazione  può  essere  imputata  al contribuente  che abbia versato il tributo in base a quanto dichiarato; 

-   gli  interessi,  in  quanto  non  vi  é  alcun recupero di imposta sulla quale  poterli calcolare”.    

Ai sensi dell’art. 13 c. 2. DL 6 dicembre 2011, n. 201 convertito in L. 22 dicembre 2011, n. 214, l'imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili; pertanto i soggetti tenuti al pagamento dell’imposta sono (articolo 9 comma 1 del D.Lgs. n. 23/2011) “il proprietario di immobili, inclusi i terreni e le aree edificabili, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività dell'impresa, ovvero il titolare di diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie sugli stessi… omissis...”.

Il nudo proprietario diventerà soggetto passivo dell’imposta solo nel momento in cui, in capo allo stesso, si consoliderà l’usufrutto, divenendo, di fatto, proprietario a pieno titolo dell’immobile; l’usufruttuario, pertanto, possiede, ai fini IMU l’immobile oggetto di usufrutto.

In relazione all’ICI, similmente, il chiaro disposto dell'art. 3, comma 1 del d. l. n. 504 del 1992 individua il soggetto passivo in colui il quale abbia il “possesso di fabbricati” esclusivamente quale “proprietario” ovvero “titolare del diritto di usufrutto, uso o abitazione”.

Le variazioni catastali in tal senso vanno comunicate con la procedura della notificazione imposta dall'art.  74 L. 21/11/2000, n. 342, con le conseguenze indicate dalla circolare sopra riportata.

Relativamente alla possibilità di agire in autotutela, il DL 564/94 convertito nella L 656/94 all’art. 2 quater rinvia la specifica disciplina circa l’esercizio del potere di annullamento d'ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, degli atti illegittimi o infondati a successivi decreti, rammentando che siano, per ciò che qui rileva, i comuni ad indicare, secondo i rispettivi ordinamenti, gli organi competenti per l'esercizio dei poteri di autotutela relativamente agli atti concernenti i tributi di loro competenza.

Il successivo decreto ministeriale - 11/02/1997, n. 37 ha disciplinato all’art. 2 le ipotesi di annullamento d'ufficio o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento stabilendo che l'Amministrazione finanziaria può procedere, in tutto o in parte, all'annullamento o alla rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, nei casi in cui sussista illegittimità dell'atto o dell'imposizione, quali tra l'altro:

a) errore di persona;

b) evidente errore logico o di calcolo;

c) errore sul presupposto dell'imposta;

d) doppia imposizione;

e) mancata considerazione di pagamenti di imposta, regolarmente eseguiti;

f) mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini di decadenza;

g) sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati;

h) errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'Amministrazione.

Non si procede all'annullamento d'ufficio, o alla rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, per motivi sui quali sia intervenuta sentenza passata in giudicato favorevole all'Amministrazione finanziaria.

Ancora, sempre in termini generali, si rammenta che l’art. 4 del DM citato prevede che, nell’ipotesi in cui l'importo dell'imposta, sanzioni ed accessori oggetto di annullamento o di rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento o agevolazione superi euro 516.456,90, l'annullamento sia sottoposto al preventivo parere della direzione regionale o compartimentale da cui l'ufficio dipende.